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LA PENNA
e la sua fabbricazione

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Gli strumenti di scrittura Stipula sono fabbricati nell’opificio di Firenze – Vallina, in riva al fiume Arno.

 

All’interno dell’opificio, Stipula realizza l’intera progettazione del prodotto e tutte le lavorazioni necessarie alla creazione dello strumento di scrittura finito.

 

Stipula coniuga da sempre diverse tecniche di lavorazione tradizionalmente tra loro molto distanti, in particolare le tecniche meccaniche e quelle tipiche dell’oreficeria.

 

E’ così possibile trasferire alla penna contributi originali che derivano proprio dalla unione di tradizioni diverse.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Staff IN BIANCO NERO ANNI 2000_edited.jpg

ANATOMIA DELLA PENNA STILOGRAFICA
anatomy of fountain pens

FASCETTA
cap band

DETTAGLIO GRUPPO SCRITTURA
macro on writing section
THE NIB

ANELLO
ring

CAPPUCCIO 
cap

PUNTA IN IRIDIO
iridium point

disegno penna stilo.jpg

CUSPIDE
cap top

CODINO 
bottom end/tail or knob/blind cap

ALIMENTATORE
ink feeder

PENNINO
nib

LAMINA
nib body

FERMAGLIO 
clip

GUPPO SCRITTURA 
writing section

 

CAMICIA
grip/front end

CONTROCAPPUCCIO
inner cap

FILETTATURA DI CHIUSURA
cap locking threads
cap

FUSTO
main body or barrel/tank
main 

SISTEMA DI CARICAMENTO DELL'INCHIOSTRO: PISTONE, VESCICA, DIRETTO, CARTUCCIA ECC.
ink filling system: piston, ink sac, eyedropper, cartridge, etc.

COSA E'
UNA PENNA STILOGRAFICA

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Oggi chi parla di penne intende normalmente riferirsi agli strumenti di scrittura più comunemente disponibili, le penne a sfera, quelle che negli anni ’50 soppiantarono per motivi di apparente praticità d’uso le penne stilografiche. Ma in realtà è proprio con la penna stilografica, nata alla fine dell’Ottocento, che si ha la vera discontinuità concettuale e tecnica rispetto al passato.

Nel passato, cioè fino agli ultimi anni dell’Ottocento lo scrivere era legato - senza voler rimontare fino ad epoche storiche lontanissime - alla possibilità di trasportare, oltre alla carta o alla pergamena, l’inchiostro e una punta da intingervi per tracciare delle linee. La penna stilografica, inizialmente detta appunto penna a serbatoio, rivoluziona questo metodo rendendo facilmente tascabili e quindi trasportabili ovunque e da chiunque gli strumenti per scrivere. “Penna a serbatoio”, e in effetti non pochi immaginano che la stilografica possa essere schematizzata come un contenitore bucato. All'interno del contenitore si verserebbe del liquido colorato che attraverso il forellino raggiungerebbe la punta con cui il liquido viene disteso sulla carta.

Le cose sono invero un poco più complicate, anche se c'è il contenitore e c'è il forellino.
 

Il principio alla base del funzionamento di una penna stilografica è conosciuto come legge di capillarità . La legge di capillarità o legge di Jurin fu formulata già ai primi del Settecento dal signor Justin Jurin, un inglese molto interessato alla philosophia naturalis - come si chiamava allora la fisica - ma era stata ampiamente anticipata e resa possibile dalle tante osservazioni empiriche nel campo della pressione, in particolare dagli esperimenti del nostro fiorentino Evangelista Torricelli.

   

Senza entrare in troppi dettagli tecnici, adatti a chi ha dimestichezza con la fisica o le sue applicazioni nella ingegneria dei fluidi (ma per le quali rimandiamo i più curiosi a : https://www.youmath.it/lezioni/fisica/idrostatica-fluidodinamica/3203-capillarita.html ) la legge di Jurin o della capillarità stabilisce che in presenza di certe condizioni un liquido può risalire un tubo capillare, cioè un tubo molto piccolo, anche in presenza di una forza che lo spinge in direzione contraria.

 

Ciò che succede con la penna stilografica. L'alimentatore, quell'elemento su cui poggia il pennino metallico non è altro che una "spugna" capace di far risalire il liquido contenuto nel serbatoio o nella cartuccia d'inchiostro verso il pennino.

A sua volta il pennino con il suo taglio centrale agisce come un ulteriore spugna che accompagna il liquido nel suo tratto finale, fino alla punta del pennino, che così troviamo sempre inumidita d'inchiostro e pronta a lasciare una traccia colorata sulla carta.

 


Molti aspetti contribuiscono al corretto funzionamento della stilografica (caratteristiche dei canali di alimentazione, recupero dell'aria, materiali in cui sono realizzatigli alimentatori, viscosità dell'inchiostro, larghezza del taglio del pennino, ecc.) ma questo è il meccanismo di fondo.

 

E’ intorno a questo meccanismo di fondo che si sviluppò fino dalla fine del XIX secolo un tripudio di soluzioni tecniche ed estetiche che costituiscono la storia di un settore di straordinari avanzamenti tecnici come quello della penna stilografica. Esso contribuì a stravolgere le abitudini sociali e professionali dell’epoca  e fu premiato con quasi un secolo e mezzo di espansione illimitata, paragonabile per penetrazione e importanza solo all’avvento dello smartphone negli anni Duemila.

 

MATERIALI

La qualità dei materiali è parte essenziale della manifattura della penna Stipula, ne garantisce la durata e l’attrattività.

 

Le lavorazioni tradizionali della celluloide e della ebanite si alternano alla creazione di resine esclusive che Stipula sviluppa nei propri laboratori con processi di colatura e fusione. 

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01

L'EBANITE
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L’ebanite è un composto vulcanizzato di caucciù e zolfo, conosciuta anche con il nome di “gomma indurita”. In pratica  si ottiene attraverso un processo di lenta tostatura della gomma naturale, quella ricavata del lattice dell’albero della gomma. L’ebanite fu originariamente la materia prima scelta per  la fabbricazione delle stilografiche. Era infatti l’unico materiale disponibile nei primi anni dell’industria della penna a possedere tutte le qualità necessarie: era durevole, poco costoso e facile da produrre; inoltre, opponeva una spiccata resistenza all’aggressività chimica dell’inchiostro dell’epoca.

Per quanto riguardava l’aspetto della penna, fu il materiale stesso a determinarlo. Il numero di colori realizzabili era esiguo. Normalmente, l’ebanite veniva lucidata fino ad ottenere una superficie brillante di un nero profondo, ma intorno al 1895 fu scoperta la procedura per produrre l’ebanite per stilografiche nelle versioni rossa e rossa-nera fiammata. Veniva anche applicato un guilloché atto a modificare l’aspetto e la superficie dell’ebanite. Si incidevano a macchina dei motivi geometrici regolari, ma troviamo anche dei motivi piuttosto complessi, somiglianti a spari teatrali, a onde e a rose.

Un altro metodo usato per modificare l’aspetto esterno era quello di applicare dei rivestimenti in metallo prezioso. Alcuni di questi abbellimenti venivano praticati direttamente in fabbrica, ma la maggior parte dei rivestimenti era realizzata da ditte esterne specializzate. I più belli e complessi erano ad opera di artisti e orafi famosi. Il rivestimento non era un accorgimento puramente estetico, ma espletava anche una importante funzione pratica: copriva l’odore dello zolfo, tipico dell’ebanite.

02

LA CELLULOIDE
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La celluloide è una delle materie prime più belle dell’universo delle penne stilografiche. Potremmo descriverla sommariamente come il materiale più vivacemente colorato e stabile mai usata per la loro produzione; ma per capire la vera complessità di questo materiale, in apparenza così semplice, dobbiamo esaminare sia la storia sia il processo industriale dal quale nasce.

La celluloide è un materiale molto stabile ma alto stesso tempo altamente infiammabile.

 

E’ possibile verificare entrambe queste qualità con l’ausilio di una pallina da ping-pong. Dopo aver giocato ed aver contato I tanti colpi che riesce a subire prima di rompersi, avvolgete i pezzi della pallina rotta nella carta stagnola e accendete l’involucro : si sprigionerà una fiamma di sorprendente intensità.

Lo sviluppo della celluloide ebbe inizio intorno al 1845, come risposta alla nuova esigenza industriale di trovare un sostituito per certi materiali naturali come la tartaruga, l’avorio e le madreperla. Tutte queste materie prime, donate direttamente dalla natura, cominciarono a scarseggiare già all’epoca e i costi, di conseguenza, salirono.

Dal cotone trattato con due acidi, nitrico e solforico, si ottiene la nitrocellulosa. Una successiva lavorazione con la canfora alcolizzata, a caldo e sotto pressione, produce la celluloide, che però necessita di un ulteriore trattamento che riduce il contenuto di canfora e permette al materiale di indurirsi. Gli ingredienti di questo nuovo cocktail industriale erano tutti naturali e facili da reperire.

A cominciare dal 1890 circa, la celluloide entrò in uso per la produzione in serie di molti prodotti, in quanto si rivelò capace di imitare, quasi alla perfezione, materiali come il corno, l’avorio, le pietre preziose e semipreziose, il corallo. Era stabile, e si prestava bene sia alla modellazione a caldo sia alla lavorazione al tornio.

Ma la qualità più apprezzabile era, e rimane la varietà pressoché infinita di colori e di fantasie ottenibili dalla colorazione della materia prima. Allo stato naturale, la celluloide è una sostanza semitrasparente, di colore giallo paglierino e, secondo il tasso di canfora, di consistenza o gelatinosa o solida.

E’ durante questa fase della produzione che si possono aggiungere gli agenti coloranti. Oppure, ad esempio, si possono tagliare a lamine dei blocchi di celluloide variamente colorata per comporne dei nuovi blocchi a strati alternati, ottenendo così l’effetto rigato che conosciamo ad esempio grazie alla Parker Vacumatic degli anni Trenta.

L’effetto marmorizzato o screziato, invece, si ottiene aggiungendo scaglie di celluloide di diversi colori ad un impasto fluido e successivamente ricuocendo il tutto per ottenere un nuovo blocco. Più alto è il tasso residuo di canfora nella celluloide, più materiale è morbido.

 

Per ottenere un materiale solido, pronto all’uso nella produzione delle stilografiche, è necessario sottoporla ad un processo di stagionatura che consente alla canfora di evaporare quasi completamente. Durante questa fase della sua lavorazione, il materiale, ancora in uno stato altamente infiammabile, si ritira continuamente.

Allo stesso modo, una penna fabbricata con materiale troppo fresco diminuirà di diametro con l’andar del tempo. E giacché la completa stagionatura della celluloide può richiedere fino ai 12 mesi, la tentazione di usare celluloide “giovane” era grande, specialmente durante i periodi di inattesi aumenti delle vendite.

Già dal 1890, la celluloide era impiegata con successo in molte industrie. Ma dovettero passare altri 30 anni, prima che fosse ben accetta come materiale per le stilografiche. Dal 1924, anno in cui la Sheaffer commercializzò le sue prime, riuscitissime penne in celluloide, tutti i suoi concorrenti si trovarono costretti a seguirne l’esempio. Ma alcuni erano piuttosto recalcitranti, almeno per un po’. La Waterman fece una contromossa, lanciando un’ebanite “ripple” in vari nuovi colori, e all’inizio del 1928, la Mont Blanc fece circolare fra i suoi rivenditori una lettera di avvertimento riguardante le nuove penne.

Stipula ha una grandissima esperienza nell'uso di questi materiali e - tra i pochi produttori al mondo - dispone di ampie scorte storiche di materia prima. La celluloide è infatti divenuta indisponibile da oltre vent'anni a causa della cessazione dei produttori storici in Giappone e Italia.

 

Le produzioni di celluloide Stipula sia per la rarità della materia prima sia per l'alto impegno delle lavorazioni è da considerarsi a tutti gli effetti una manifattura di eccellenza unica nel suo genere. Non è infatti possibile produrre una penna di alta qualità, in celluloide, per mezzo di lavorazioni automatizzate. Le penne di qualità migliore sono tornite a mano da barre di celluloide massiccia con lunghi periodi di stagionatura inframmezzata alle varie fasi di lavorazione e costituiscono un numero di stilografiche assolutamente limitato ogni anno.   

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03

LE RESINE

Le resine acriliche fecero la loro comparsa già durante il periodo bellico della Seconda guerra mondiale. Furono i tedeschi i primi a sperimentare questi materiali plastici di derivazione sintetica come costosi ma indispensabili sostituti del vetro nella fabbricazione delle parti trasparenti dell’abitacolo dei loro aerei da combattimento.

 

Si voleva infatti evitare la frantumazione completa dei finestrini dell’aereo quando fossero colpiti in volo da un proiettile. Le resine acriliche ben si prestavano a questo scopo dal momento che avevano un grado di rifrazione alla luce persino più alto del cristallo, ma al tempo stesso se colpite in un punto evitavano la “esplosione” dell’intera lastra.

 

Con il finire della guerra, i materiali acrilici ebbero una vasta diffusione industriale e oggi costituiscono la materia prima che per brillantezza, colorabilità e docilità alle lavorazioni meccaniche può concorrere con il pregio estetico della celluloide, divenuta ormai un materiale rarissimo.

 

La resina acrilica impiegata nella produzione delle penne Stipula viene colata a freddo in lastre di opportuno spessore, da cui si ricavano le barre che al pari dell’ebanite o della celluloide possono essere tornite manualmente per ottenere i componenti della penna.

A partire dagli anni Cinquanta furono anche sperimentati nuovi materiali termoplastici adatti per lo stampaggio ad iniezione, che oggi costituiscono una alternativa piuttosto diffusa alle lavorazioni meccaniche di tipo tradizionale, soprattutto per le produzioni di larga diffusione. Stipula talvolta utilizza queste tecniche per la realizzazione di componentistica di precisione interna alla penna.

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Etruria Miele selvatico e Propolis_edite

MANUALITA'

Tutti i prodotti Stipula sono realizzati con tecniche artigianali nell'opificio storico di Firenze, secondo una filosofia tipica del pezzo unico, anche quando la produzione avviene in piccola serie.

Ogni esemplare di penna è curato individualmente nella fase costruttiva e messo a punto per una resa massima in scrittura.

La penna stilografica al termine di un processo di trasformazione che attraversa decine di passaggi manuali viene collaudata con passaggi di calibratura meccanica per le parti in movimento e provata in scrittura con inchiostro per ottimizzare l'alimentazione e la prestazione del pennino.

Viene infine ripulita da ogni traccia di inchiostro e rilucidata finemente prima di essere consegnata al suo destinatario. 

Il patto che Stipula onora ogni giorno è frutto di un impegno a rendere ogni stilografica uscita dai suoi laboratori fiorentini una penna unica nel mondo. Una penna realizzata in ogni sua parte a mano e destinata ad attraversare il tempo e le generazioni.

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LA MODELLAZIONE ARTISTICA

La modellazione e prototipazione dei particolari è alla base della originalità e bellezza della penna Stipula. Essa è fatta attraverso un dialogo costante con la tradizione e secondo metodi manuali. Qui il pezzo madre prende forma gradualmente e secondo un processo di revisione e miglioramento costante del dettaglio.

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LA LAVORAZIONE MANUALE
AL TORNIO

I particolari della penna Stipula vengono lavorati a mano. Con l’ausilio del tornio e di altre macchine utensili si dà forma al materiale. I componenti della penna vengono lavorati con tolleranze strettissime per consentire il loro accoppiamento secondo criteri di grande esattezza e resistenza. La penna Stipula ancorché manufatto antico di circa centocinquanta anni è infatti uno strumento di precisione.

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Tornio ok_edited.jpg

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L'OREFICERIA

I particolari metallici della penna Stipula vengono realizzati attraverso tecniche orafe, antiche di millenni, uno per uno. La fusione in bronzo, in argento, in oro, in platino avviene a partire da un modello di cera. Il metallo fuso viene quindi rifinito a mano e calibrato in modo da poterlo assemblare con gli altri particolari meccanici.

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LA FINITURA
E L'ASSEMBLAGGIO MANUALE

Tutte le componenti della penna Stipula, una volta finite in superficie, attraverso la spazzolatura e la protezione esterna che ne mantiene la freschezza e la brillantezza nel tempo, vengono avviate alle operazioni finali di assemblaggio. Qui su un banco attrezzato a tale scopo si compiono le ultime operazioni che assicurano il funzionamento della penna Stipula, fino alla prova di scrittura e alla messa a punto definitiva del pennino.

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LA MINIATURA ARTISTICA
FIORENTINA
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La manualità ha modi diversi di esprimersi. A volte esibita platealmente, come nella ricchezza di dettagli di una fusione a grande aggetto, o in un decoro a cesello, o a bulino, dove perfino la­­­ respirazione del Maestro influisce sulla resa plastica del lavoro. Altre volte, quella capacità della mano si applica a soluzioni meno ostentate ma altrettanto capaci di stimolare i sensi. E' il caso della miniatura artistica con la quale Stipula rende uniche le proprie penne. Una tecnica antichissima di oltre mille anni evolutasi dagli antichi codici miniati fino ai gioielli settecenteschi in avorio e ora applicata al mondo della scrittura Stipula.

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L'INCISIONE A BULINO

La penna Stipula è soggetta a un alto grado di personalizzazione, attraverso incisioni che vengono realizzate a sbalzo con cesello o intagliando il metallo con il bulino. Ceselli e bulini sono strumenti tipici della tradizione orafa e argentiera fiorentina con cui il più fine dettaglio può prendere vita nel metallo di rivestimento della penna o nei decori che ne arricchiscono il corpo. 

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L'ASSEMBLAGGIO DEL PENNINO 
E IL COLLAUDO FINALE

Alla termine dell'assemblaggio si effettua il montaggio finale dell'alimentatore d'inchiostro e del pennino sulla penna. La penna Stipula è infine collaudata con l'inchiostro singolarmente. Viene testato il sistema di carica in suzione e rilascio; è verificato il corretto accoppiamento dell'alimentatore con la lamina del pennino; e infine è provata in vivo l'efficienza dell'alimentazione e la prestazione del pennino. A  conclusione del collaudo con inchiostro la penna Stipula è ripulita completamente e rilucidata per la spedizione.    

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